Credits
A Mybosswas production
A film by
Irene Dionisio
Written by
Irene Dionisio
Producers
Giorgio Ferrero, Rodolfo Mongitore, Marco Quartana
Creative producer
Giorgio Ferrero
Assistant Director
Ludovica Fales
Dop
Francesca Cirilli, Carlo Mossetti
Original Music by
Matteo Marini, Gabriele Concas
Sound by
Giorgio Ferrero, Nadir Naji
Edited by
Aline Hervè
Scientific Advisor
Mosé Vernetti
Development direction
Margot Mecca

Un film documentario di
Irene Dionisio
“Anatomia dell’uomo nero” è un viaggio in Italia, tra passato e presente che intreccia la memoria del rimosso coloniale italiano con le tracce visibili e invisibili che ancora plasmano il razzismo contemporaneo.
La regista, a partire da un episodio traumatico che l’ha coinvolta direttamente, intraprende un percorso attraverso l’Italia — fisico e memoriale — per mettere a nudo la costruzione storica dell’“uomo nero” vista attraverso il prisma soggettivo e personale del rimosso bianco.
Il film intreccia materiali d’archivio — fotografie, cinegiornali, video e documenti dell’era fascista — con testimonianze attuali, creando un dialogo serrato tra passato e presente. Le immagini d’epoca vengono rilette e decostruite: affiorano stereotipi, pratiche di esclusione e rappresentazioni che hanno normalizzato la disumanizzazione. Da quelle radici emergono i fili che legano il colonialismo alle nuove forme di schiavitù moderna – dai moderni ghetti lavorativi ai CPR, passando per la mancata rappresentanza – in Parlamento e tra le nuove generazioni.
Con il sostegno di
Creative Europe Media
Film Commission Piemonte


“Anatomia dell’uomo nero” non è solo cronaca: è un atto di memoria critica che smonta narrazioni rassicuranti sull’identità nazionale. Attraverso interviste, ricostruzioni e materiale d’archivio manipolato, la regista mostra come il “nero” sia stato costruito come categoria funzionale a dominare, sfruttare ed escludere. Il finale apre a una domanda: restituire volto e storia significa anche rinegoziare diritti, riconoscimento e partecipazione.
Il film ambisce a essere uno specchio scomodo per l’Italia contemporanea, chiamata a guardare il suo passato per spezzare le catene del presente.












